Pensione Integrativa: come costruirla in autonomia

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In questo articolo ti spiego come costruire una pensione integrativa in autonomia, senza dover utilizzare le inefficienti forme alternative in circolazione.

Questo è il 5° e ultimo articolo della mini-serie dedicata all’integrazione della pensione.

I precedenti 4 episodi sono stati:

Manca quindi l’ultimo tassello del puzzle.

Cosa dici, lo vediamo?

Integrare la pensione è una necessità

Oggi voglio mostrarti come sia possibile integrare la propria pensione in autonomia, con l’opzione “fai-da-te”.

Anche perché, lascia che te lo dica in modo chiaro e forte:

Oggi, integrare la pensione non è più una scelta…

E’ UNA NECESSITA’!!!

E non lo dico a caso.

pensione integrativaDevi sapere che tutti noi siamo esposti ad un rischio strano.

Sto parlando di quello che si chiama “rischio demografico”.

Sai cos’è? Te lo dico subito.

E’ il rischio di vivere troppo a lungo!

Si, anche io non pensavo che vivere troppo a lungo potesse addirittura diventare un problema…

Però se ci pensi, non è poi così strano.

Prova rispondere a questa domanda:

Per quanti anni pensi che dovrai integrare la pensione pubblica?

15? 20? 30?

A seconda dei casi, si tratta di una bella differenza.

E se ci rifletti un momento, la risposta non è poi così banale.

Ma non è solo questo il problema.

Hai presente quanto sarà il tuo tasso di sostituzione (la differenza tra l’ultimo stipendio e il primo assegno di pensione)?

Oggi si viaggia tra il 60% e il 70%.

Ad esempio, guadagnavi 2.000€ prima e ti ritrovi dopo, di colpo, con una pensione da 1.200€.

Direi che non ci siamo proprio.

Inoltre il tasso di sostituzione è destinato a scendere.

Del resto non lo dico io (che sono semplicemente un blogger…), ma lo dimostrano i dati.

Quello che ci dicono è che le due variabili che servono per alimentare le pensioni seguono, ormai da anni (plurale e tanti), una tendenza negativa.

Come sai, il sistema della previdenza pubblica si regge su un “patto tra generazioni”.pensione integrativa

I lavoratori di oggi pagano la pensione a chi ha finito il suo percorso lavorativo, con la promessa che chi verrà dopo di loro farà lo stesso.

Senza fare troppi calcoli sofisticati, capisci subito che il rapporto tra chi lavora e chi è in pensione non può essere di 1:1.

Se fosse così, ogni lavoratore dovrebbe sostenere, con le sue tasse, la pensione di un’altra persona.

Questo scenario è impossibile…

Perciò è importante che ci siano più lavoratori che pensionati, per mantenere l’equilibrio del “patto generazionale”.

Ed ecco sorgere i due enormi problemi.

1) Non ci sono più soldi

L’INPS è la principale voce di spesa pubblica dello Stato.

Oltre il 30% (1/3) dei soldi raccolti sono dedicati a questa uscita.

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In questo scenario, devi sapere che ormai da alcuni anni l’INPS viaggia a colpi di perdite di bilancio ripetute.

Qui ti riporto i saldi (rigorosamente negativi) della spesa previdenziale.

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Non so se noti che a sinistra la colonna indica solo % negative…

Questi simpatici istogrammi indicano che spendiamo per pensioni s-i-s-t-e-m-a-t-i-c-a-m-e-n-t-e, da oltre 25 anni, più soldi di quelli che incameriamo con i contributi.

Cito quanto riportato in un report del Centro Studi Itinerari Previdenziali (da cui ho tratto molti dei dati utilizzati in questo articolo).

…il saldo tra le entrate contributive e le uscite per prestazioni, comprensivo delle voci di assistenzialità, è risultato negativo per 26,5 miliardi di euro…

Perciò non resta che un solo modo per finanziarie la spesa per le pensioni.

Utilizzare il debito pubblico!

Un sistema vincente, non trovi?

Ma i conti dello Stato sono già oltre il limite, con l’ormai famigerato debito pubblico monstre.

In alternativa si può ridurre il numero di pensioni erogate, allungando il momento in cui una persona smette di lavorare (Riforma Fornero anyone?)…

…o magari si possono fare entrambe le cose contemporaneamente.

Quale di queste opzioni pensi stiano adottando attualmente?

2) Decrescita demografica

L’altro grande problema è rappresentato dal tasso demografico, in costante calo da ormai alcuni anni.

L’anno scorso ci siamo persi oltre 86.000 italiani.

In pratica la popolazione è in de-crescita e questo fa si che il numero di persone in pensione aumenti più velocemente in rapporto a quelli che entrano nel mondo del lavoro.

pensione integrativaSecondo te è per questo motivo che tutte le pubblicità di prodotti pensionistici hanno degli anziani in copertina?

Considerato che il target sono i giovani e i lavoratori, non ho ancora capito perché non mettono foto di 30-40enni…boh.

Torniamo a noi.

Detto in due parole e senza peli sulla lingua, non ci sono più soldi per pagare le pensioni e stanno anche drasticamente calando le persone che dovranno sostenere il sistema.

Hai il vomito? Siamo in due!

Ok, prometto che ho finito con le “buone” notizie…

Ma visto che qui su MyPecunia vige la regola (non detta) per la quale contano i fatti e non le parole, dobbiamo andare oltre.

Piangere e lamentarsi non produce nessun valore.

Cerchiamo quindi di capire come fare per risolvere questo significativo problema.

Come costruire una pensione integrativa in autonomia

Nelle puntate precedenti di questa mini-serie ho esaminato i 3 modi “istituzionalmente” accettati di integrare la pensione.

Se vuoi leggerli puoi andare a vederli qui:

  1. Cosa sono i Fondi Pensione Chiusi e quando conviene aderire
  2. Cosa sono i Fondi Pensione Aperti: tutti i motivi per non aderire
  3. Cosa sono i Piani Individuali Pensionistici (PIP) [Guida Completa per non sbagliare]

Come ho già ampiamente scritto, per ogni opzione ci sono dei vantaggi e degli svantaggi, anche se questa frase da “mediatore culturale” che non offende nessuno non va proprio bene.

Personalmente non sono un fan di nessuna delle opzioni sopra citate e ho accuratamente spiegato i motivi all’interno dei singoli articoli.

Ritengo che la loro rigidità e i costi elevati rappresentino una zavorra troppo grossa per essere contro-bilanciata dall’amo del risparmio fiscale (che qui non c’è).

Per questo motivo, quando lavoravo da dipendente, non ho aderito a nessun fondo pensione di categoria.

Anzi, ho cominciato DA SUBITO a mettere le basi per un investimento dedicato alla costruzione della mia pensione integrativa.

Ma vediamo cosa bisogna fare per integrare la pensione in modo autonomo.

1. Determina il capitale da raggiungere

Si tratta pur sempre della creazione di un portafoglio di investimento, quindi la prima cosa da definire è l’obiettivo, in termini di capitale da raggiungere.

Per fare questo devi recuperare un’informazione molto importante, ovvero il famigerato “Gap Previdenziale”.

Di cosa si tratta?

Il Gap Previdenziale è l’ammontare di capitale che non viene coperto dalla previdenza pubblica.

Tutti noi avremmo dovuto ricevere la famosa “busta arancione” spedita dall’INPS, con tutte le informazioni che riguardano il quando e il quanto della nostra pensione.pensione integrativa

Tu l’hai ricevuta? Ecco, io nemmeno…

Forse avevano finito anche i soldi per i francobolli.

Perciò dobbiamo trovare un’altra strada.

Per calcolare questo parametro puoi andare su questo sito e trovare il tasso di sostituzione che ti spetta, oltre all’anno di prevista conclusione del lavoro.

Ora, considera che l’aspettativa di vita per gli uomini è a 84 anni, mentre per le donne a 86 anni.

Perciò il calcolo è presto fatto.

  • Sottrai all’aspettativa di vita gli anni che avrai quando andrai (prevedibilmente) in pensione.
  • Ora moltiplica questo numero per 12 e trovi il numero di mesi che dovrai integrare.
  • Prendi il tasso di sostituzione e misura la differenza in € tra l’ultimo stipendio e il primo assegno di pensione (il Gap Previdenziale)
  • Infine moltiplica il Gap Previdenziale (previsto) per il numero di mesi in cui ne avrai bisogno.

Voilà, ecco il capitale-obiettivo del tuo investimento per la pensione integrativa.

2. Imposta la strategia

Una volta che sai quanto capitale devi recuperare, puoi cominciare ad imbastire la strategia di investimento adatta.

Qui si aprono due strade.

A. Puoi creare una rendita
B. Puoi andare a decumulo

Vediamole entrambe.

A. Creare una rendita

Nel caso in cui cerchi di costruire una rendita, significa che avrai un capitale che rimarrà investito e tale da generare gli interessi necessari a coprire le tue esigenze previdenziali.

Voglio però che tu sia consapevole del fatto che per raggiungere questo obiettivo hai bisogno di un capitale consistente.

Facciamo due conti veloci per capirci.

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Ipotizziamo di avere o poter raggiungere un capitale di 100.000 €.

Immaginiamo poi di tenerlo investito e di maturare interessi annui medi del 3% netto.

E’ un tasso totalmente arbitrario, ma è tendenzialmente medio e ci serve per capire le proporzioni.

Il risultato è che porti a casa annualmente 3.000 € di interessi.

Dividendoli per 12 mesi, diventano 250 € di integrazione mensile.

Da qui è facile fare delle proporzioni.

200.000 € di capitale investito portano a casa 500 € al mese.

500.000 € di capitale investito portano a casa 1.250 € al mese…e così via.

Per capire se questa è la strada giusta per te devi valutare quanti soldi hai a disposizione in partenza e quanto puoi accantonare nel corso del periodo di accumulo.

Se queste cifre sono tali da permetterti di raggiugnere una soglia in grado di generare la rendita, hai trovato la tua risposta.

Un altro valido motivo per cercare la rendita è l’idea di lasciare il capitale in eredità ai familiari.

In tutti gli altri casi si passa alla soluzione successiva.

B. Andare a decumulo

Andare a decumulo significa che, una volta in pensione, ogni anno toglierai la quota del capitale che hai accumulato per integrarla.

Non utilizzerai interessi, solo quote di capitale.

Facciamo un esempio.

pensione integrativaHai costruito un capitale di 100.000 €.

Il primo anno togli 5.000 € e te ne rimangono 95.000 €.

E così via fino ad esaurimento.

Ci siamo capiti, giusto?

Se devi costruire il capitale, la strategia migliore rimane il Piano di Accumulo Capitale (PAC).

Di fatto, è la stessa cosa che faresti se aderissi ad uno dei vari fondi pensione in circolazione o lasciando il tuo TFR in azienda.

Ogni mese una quota di denaro viene decurtata dal tuo stipendio e messa da parte.

Semplice e facile.

Ricordati sempre che l’obiettivo primario del tuo investimento deve sempre rimanere il fatto di battere assolutamente l’inflazione.

Motivo per cui personalmente preferisco evitare prodotti “in scatola” come PIR, Polizze Vita Rivalutabili, Unit e Index Linked ecc…

Non voglio certo rimanere vittima delle inefficienze e dei costi dettati da strutture rigide, pesanti e farraginose.

Costruisci l’investimento

Il modo migliore per impostare la strategia adatta a costruire la pensione integrativa è uno solo.

Definire un portafoglio che prenda in considerazione i pilastri di un investimento efficiente:

  1. L’orizzonte temporale
  2. Il profilo di rischio

Vediamoli di seguito.

1. L’orizzonte temporale

L’orizzonte temporale è presto detto.

Per ognuno di noi è diverso.

Se cominci a 25, a 30 o a 53 anni avrai bisogno di tarare importo e strumenti finanziari sulla base del tempo che ti separa dal momento in cui comincerai a percepire il primo assegno di pensione.pensione integrativa

Per quanto riguarda l’importo, la regola è che più è alta la tua età, maggiore deve essere la contribuzione mensile.

I soldi hanno bisogno di tempo per crescere e maturare interessi attivi.

Con meno tempo a disposizione, l’interesse composto avrà meno margine per fare il suo lavoro e tu dovrai aiutarlo, compensando la differenza con un accantonamento più alto.

Un motivo in più per cominciare subito a costruire la pensione integrativa.

2. Il profilo di rischio

Per quanto riguarda gli strumenti finanziari, il discorso si basa molto sul profilo di rischio.

Ognuno di noi ha il suo livello di sopportazione del rischio.

Non esiste una soluzione panacea, uguale per tutti.

Però, generalmente parlando, più tempo si ha davanti a se, più rischio si può “potenzialmente” assumere.

Potenzialmente è la parola magica.

Perché alla fine della giornata, quello che conta veramente è la capacità di andare a letto e dormire tranquillamente, senza l’ansia e il timore di dove e come sono stati impiegati i propri soldi.

Di tutte le variabili che bisogna prendere in considerazione, il profilo di rischio è una delle più rilevanti.

Un’altra regola fondamentale dice che più ci si avvicina al momento di utilizzo dell’integrazione e più sarà necessario ridurre il livello di “rischiosità” del portafoglio, per stabilizzarne l’andamento e proteggere il capitale investito.

A tal proposito Jack Bogle, uno dei giganti del mondo degli investimenti, ha detto una cosa molto saggia in un’intervista rilasciata alla CNN.

Guarda il video.

Il buon vecchio Jack è il fondatore di Vanguard, una delle case di investimento più grandi al mondo.

Giustamente ci ricorda come si debba mettere in conto che durante la vita di un investimento si passerà attraverso cicli positivi e cicli negativi, recessioni e periodi di crescita, cali bruschi del mercato e rialzi consistenti.

Chi non se la sente di affrontarli, è meglio che lasci perdere.

In tutto questo c’è un però…

Come costruire una pensione integrativa in autonomia: conclusioni

Vorrei sottolineare una cosa.

Non pensare che se invece integri la pensione utilizzando un fondo pensione, la storia sia diversa.

Anche loro investono sui mercati finanziari.

Solo che in quel caso non hai alcuna possibilità di intervenire e modificare la composizione degli strumenti utilizzati.

Ti prendi quello che decidono loro, punto e basta.

Non so te, ma a me le soluzioni così rigide mi fanno sentire stretto.

Costruendoti un portafoglio in autonomia per integrare la pensione, hai invece dei vantaggi importanti.

Hai la flessibilità e la dinamicità di intervenire in qualsiasi momento per fare le eventuali modifiche.

Inoltre hai la disponibilità del tuo capitale, per intero e in qualsiasi momento.

Chiaramente prima di liquidare l’investimento è sempre opportuno valutare la situazione di mercato per evitare brutte sorprese.

E’ però giusto dire anche ciò che non funziona.

Un punto debole dell’opzione autonoma è sicuramente l’assenza del vantaggio fiscale.

Si, in questo caso non vi è alcun possibilità di dedurre gli accantonamenti e di avere una tassazione agevolata nella fase di utilizzo dell’integrazione.

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E’ vero, si tratta sicuramente di una carta favorevole alle altre opzioni.

Quello che però posso dire al riguardo è che non ritengo questo aspetto come centrale e prioritario nella decisione finale da prendere, per almeno 3 motivi:

  1. In primo luogo, il vantaggio fiscale ha senso se poi la cifra risparmiata viene a sua volta reinvestita. E questo non viene quasi mai fatto.
  2. Poi se non contribuisci per tanti anni di fila (30-35), il suo impatto finale si riduce molto.
  3. Ma inoltre, tale vantaggio viene spesso azzerato dalle alte commissioni e dagli strumenti inefficienti, vanificando il suo effetto.

Insomma, nel fare un bilancio tra i pro e i contro, costruire una pensione integrativa in modo autonomo rappresenta una valida opzione.

Inoltre, come già detto, nel caso in cui si opti per la rendita, il patrimonio accumulato può addirittura essere lasciato in eredità ai propri familiari.

Non solo.

Rimane un’opzione valida anche se la si abbina ad un’altra forma di integrazione.

Se hai già aderito ad un fondo pensione, ti consiglio caldamente di affiancarla lo stesso.

Ricordati che le prestazioni relative alle pensioni che ogni anno lo Stato deve pagare pesano per oltre il 30% del bilancio pubblico.

Secondo te cosa può succedere se si dovesse presentare il bisogno di tagliare tale spesa per ridurre il debito pubblico?

Ah no aspetta…come dici? E’ uno scenario impossibile?

Vuoi dire che i 12 tagli sulle pensioni fatti dalla Grecia in 5 anni sono stati un caso isolato?

Detto fra me e te, mentre gli altri incrociano le dita, io preferisco correre ai ripari.

Ora hai tutte le informazioni necessarie per prendere una decisione autonoma ed efficiente.

Non lasciare che siano gli altri a decidere per te.

Prendi il controllo del tuo denaro.

a presto

Matteo

4 comments

  1. Infatti la mia idea era per il momento trascurare il discorso fondo pensione e pensare ad un pac tipo quello offerto da moneyfarm (quelli proposti dalla mia banca hanno commissioni che non mi convincono). Citavi questa società in un tuo precedente post. Cosa ne pensi?

    1. Penso che quando si parla di gestione ed investimento del denaro la soluzione migliore in assoluto sia utilizzare una consulenza veramente indipendente.

      Può essere MoneyFarm o un Consulente Finanziario Indipendente…o magari entrambe le soluzioni.

      La cosa importante è evitare il conflitto di interessi e, in alcuni casi, la vera e propria assenza di competenze.

  2. Ciao sono un ragazzo di 36 anni, ho già circa poco più di 10 anni di lavoro dipendente privato. A suo tempo decisi di non aderire al fondo pensione chiuso del mio contratto. Ad oggi vorrei fare qualcosa per avere una rendita futura, investendo una somma mensile. Sono fortemente indeciso tra un fondo aperto (per avere i vantaggi fiscali, ho letto il tuo articolo ma non ho ben capito se realmente i costi mi abbattono questi vantaggi) o un pac (tu parli anche di moneyfarm) ma ho qualche titubanza in quanto le rendite non mi sembrano altissime e tra tassazione e commissioni a stento sono in linea con l’inflazione. Hai consigli da darmi?

    1. Ciao Francesco, grazie per il commento.

      Penso che tu abbia fatto un’ottima (e coraggiosa) scelta a non aderire, a suo tempo, al fondo pensione di categoria.
      Io lo so bene, perché quando è toccato a me ho preso la stessa decisione.

      Detto questo, faccio le seguenti considerazioni:

      1. Se ho capito bene quello che scrivi, forse per rendita intendi rendimento.
      La differenza sembra sottile ma è sostanziale.
      Per decidere il livello di rendimento “verso cui tendere” (certezze non ce ne sono), devi scegliere in base al profilo di rischio che ti vuoi assumere, non la pubblicizzazione dei rendimenti passati.

      2. Un Fondo Pensione Aperto è uno strumento finanziario, mentre un PAC è una “strategia di investimento”.
      Puoi usare un PAC per investire in un Fondo Aperto, oppure puoi farlo con la strategia per investire tutto in un unica soluzione (PIC).
      Ma le due cose non sono alternative una all’altra.
      Devi quindi scegliere sia lo strumento che la strategia.

      3. Il problema dei costi presenti all’interno di molti strumenti proposti dal mondo del risparmio gestito è purtroppo un fatto dimostrato da diversi studi.
      Se vuoi verificare il tuo caso, ti consiglio di cercare il TER o le SPESE CORRENTI (due indicatori sintetici di costo) degli strumenti finanziari presenti all’interno del Fondo che stai valutando, così ti rendi conto di quello che dico.

      4. Secondo me, se devi scegliere di aderire ad un Fondo Pensione Aperto, tanto vale che aderisci al tuo Fondo Chiuso di Categoria, dove hai anche la certezza di avere il contributo datoriale e minori costi.

      5. A prescindere dal fatto che tu scelga un fondo pensione o una soluzione fai-da-te, ritengo che sia comunque importante costruirsi anche un portafoglio privato per integrare la pensione.

      Se vuoi un aiuto al riguardo, scrivimi in privato a matteo@mypecunia.com.

      A presto!

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