Intervista ad un Consulente Finanziario Indipendente

intervista ad un consulente finanziario indipendente

Ricevo quotidianamente molte domande da parte dei lettori del Blog.

Alcune di queste sono indirizzate al ruolo del Consulente Finanziario Indipendente e in cosa consiste il percorso di consulenza.

Ho pensato quindi di raccogliere queste domande ricreando una sorta di “intervista immaginaria”.

Cominciamo!

Domanda: Se volessi cominciare un percorso di consulenza, come funziona? Quali tappe sono previste?

Matteo: Si, ottima domanda. Il percorso di consulenza si struttura principalmente in 3 tappe.

La 1^ tappa è d’incontro e di conoscenza.

Questa fase mi aiuta a capire qual è il tuo punto di partenza e quali sono i tuoi obiettivi.

Per fare ciò, raccolgo quante più informazioni posso, dalla tua composizione familiare, alla tua situazione previdenziale, alla situazione assicurativa, che tipo di lavoro fai, ecc.

Infine, ti chiedo di mostrarmi la composizione di eventuali investimenti già in essere (deposito titoli, strumenti finanziari ecc…).

Domanda: Ok, chiaro. Poi cosa succede?

Matteo: A questo punto comincia la 2^ tappa, ovvero la presentazione dell’analisi svolta e la spiegazione del percorso di consulenza.

Sulla base delle informazioni ricevute effettuo la mia analisi e ti faccio vedere un quadro completo della tua situazione e, se ci sono da fare delle correzioni o da prendere delle strade alternative, ti mostro delle proposte e valutiamo insieme il da farsi.

Domanda: Quindi è un percorso che si fa insieme?

Matteo: Assolutamente si.

E’ fondamentale che tu capisca cosa sta succedendo.

E’ una delle differenze fondamentali rispetto a quando si va in Banca.

Anche perché devi essere tu, con il mio aiuto, a prendere le decisioni finanziarie che ti riguardano.

La 3^ tappa è la fase di azione.

Una volta deciso il percorso, ti aiuto a costruire il/i portafoglio/i adeguati a raggiungere i tuoi obiettivi o ad aggiustare gli investimenti già in essere.

In realtà mi preoccupo di valutare anche la tua situazione previdenziale e assicurativa, se ne hai bisogno.

Del resto fa tutto parte della tua pianificazione finanziaria.

Domanda: E quanto dura questo percorso?

Matteo: La fase di conoscenza, analisi e sistemazione del portafoglio può durare qualche giorno, come anche qualche anno.

Dipende dal tipo di richiesta e dalle esigenze che emergono.

Se però ci soffermiamo solamente sulla parte degli investimenti, bisogna tenere in considerazione il fatto che i mercati sono sempre in movimento ed è quindi fondamentale tararsi sulla base del loro andamento.

Non esiste quindi un tempo “giusto” o “predefinito”…è diverso per ognuno.

Domanda: Basta così? Finisce qui?

Matteo: In realtà no. Il portafoglio di investimenti va monitorato nel tempo e ribilanciato a seconda dell’andamento dei mercati.

Se hai esigenza che io lo segua si tratta di incontrarci e confrontarci tutte le volte che è necessario, a seconda dei casi.

Domanda: Ho capito. Mi è però venuto un dubbio. E se non capisco come è composto il mio portafoglio e come funzionano gli strumenti finanziari?

Matteo: Durante tutto il percorso di consulenza c’è una parte di apprendimento e di accrescimento della tua cultura finanziaria.

Io ho tutto l’interesse affinchè tu riesca a capire che direzione stiamo prendendo insieme, perché deve essere il più aderente possibile alle tue esigenze.

Il mio obiettivo primario è soddisfare i tuoi bisogni, e se tu non riesci a capire, non sto facendo bene il mio lavoro.

Domanda: Ok, ho un altro dubbio. Se intraprendo questo percorso sono costretto a cambiare banca?

Matteo: Assolutamente no! Si fa insieme una valutazione dei costi legati alla tenuta del conto corrente in essere e, nel caso in cui ci sia un margine di miglioramento, si può intervenire, magari cambiando istituto.

In realtà dipende dalla tua volontà, se ti trovi bene e non è eccessivamente costoso, non vedo grossi problemi a lasciare le cose come sono.

Domanda: Ma esattamente quanto costa il servizio di consulenza, perchè adesso non lo pago?

Matteo: Considera che se sta investendo soldi su prodotti “consigliati” dalla banca o dall’intermediario di turno, stai sicuramente pagando una qualche forma di consulenza.

La differenza però è che molto probabilmente non è esplicita, in quanto affossata all’interno di costi nascosti, oltre al fatto che non è indipendente, ma legata al conflitto di interessi tipico del mondo della vendita commerciale.

La mia remunerazione invece è a parcella.

Per capirci: se ho un problema di tipo fiscale contatterò un commercialista, se ho un problema sanitario chiamerò il medico, se ho un’esigenza in ambito finanziario dovrò avvalermi di un Consulente Finanziario Indipendente.

Il valore aggiunto della consulenza iniziale è molto alto, perché rende efficiente l’organizzazione della tua posizione finanziaria.

Domanda: A chi si rivolge la consulenza? Per chi è adeguata?

Matteo: Chiunque può accedere alla consulenza.

Stiamo comunque parlando di persone che non si accontentano di dare fiducia incondizionata alla Banca e vogliono capire e prendere il controllo del proprio denaro.

E’ l’unico modo per fare delle scelte consapevoli e adeguate alle proprie esigenze economiche e finanziarie.

Domanda: E se ti chiedessi di venire in Banca con me ad aiutarmi gestire la relazione e a negoziare le condizioni?

Matteo: Verrei molto volentieri.

In realtà noto che le persone che aiuto a fare questo passaggio provano poi un certo livello di soddisfazione a mostrare le nuove competenze imparate.

Domanda: Ok, ti ringrazio. Sei stato estremamente chiaro e preciso.Vuoi aggiungere qualcosa che non abbiamo approfondito?

Matteo: Si, vorrei dire che, a differenza di altre esperienze, un percorso di consulenza finanziaria può anche iniziare e terminare in un paio di incontri, senza necessariamente protrarsi oltre.

I risvolti in termini di minori costi, maggiore organizzazione, migliore conoscenza e rendimenti più adeguati ha degli indubbi vantaggi nel corso del tempo.

 

Bene, finisce qui l’intervista immaginaria.

Se hai altre domande che non sono state trattate, falle pure nei commenti.

2 comments

  1. Come le norme attuali prevedono per tutte le categorie professionali, i consulenti finanziari indipendenti
    dovrebbero avere minimi costi basici ed essere pagati in percentuale congrua sui risultati , se positivi, della loro consulenza .
    E magari con una penalizzazione minima sulle perdite !!!
    Cordialmente
    Catello, ex dottore commercialista

    1. Commento interessante.

      Penso sia giusto fare un paio di riflessioni e precisazioni al riguardo.

      Mi interessa molto il discorso della “congruità” sui risultati, in quanto mi capita ancora di stupirmi di fronte a persone che pagano per anni agli intermediari commissioni nascoste decisamente eccessive in rapporto a ciò che ottengono, ma senza mai lamentarsi o sollevare la minima protesta al riguardo.

      Ma tutto questo succede solo ed esclusivamente perchè il costo non si vede, in quanto costruito all’interno dei prodotti venduti.

      Quando invece tale costo diventa esplicito, come nel caso della parcella, improvvisamente diventano tutti esigenti e sono pronti a chiedere in cambio il risultato.

      Che è un atteggiamento corretto, visto che se pago per avere un servizio, voglio che si tratti di qualcosa che mi risolve un problema e mi aggiunge valore.

      Perciò, se ci pensiamo, anche da questo punto di vista il consulente finanziario indipendente svolge un lavoro di educazione finanziaria, in quanto aiuta l’investitore ad essere un cliente più attento e selettivo.

      Perciò si, è vero che il costo deve essere parametrato alla qualità del servizio e del valore creato.

      Sul discorso della penalizzazione in caso di perdite invece non sono d’accordo e voglio spiegare il motivo.

      Se la remunerazione del consulente fosse “agganciata” al rendimento, si avrebbe un conflitto di interessi al contrario.

      L’effetto sarebbe quello di vedere portafogli costruiti con profili di rischio molto elevati e diversi da quelli dei risparmiatori.

      Se il mercato un anno, per un qualsiasi motivo, restituisce rendimenti negativi che cosa succede?

      Il consulente potrebbe cercare di “spingere” il portafoglio, assumendosi rischi in eccesso, per evitare le perdite e per cercare di portare a casa la parcella.

      Così però si perderebbe velocemente il senso della consulenza indipendente, oltre a rischiare di fare più danni che benefici.

      E’ un po’ come dire che se un avvocato perde una causa, deve pagare lui i danni al suo cliente.

      Se invece il rapporto è svincolato dal rendimento, allora può essere svolto in totale indipendenza.

      Anche perchè, in realtà, la penale per risultati scadenti esiste già e si chiama “svincolo e non rinnovo del contratto di consulenza”.

Lascia un commento