Cosa sono le Gestioni Separate delle Polizze Vita: sfatiamo il mito del rendimento garantito e del capitale assicurato

cosa sono le gestioni separate delle polizze vita

Le Polizze Vita Rivalutabili con Gestione Separata sono uno strumento molto utilizzato dagli investitori per cercare di proteggere e accrescere i loro risparmi.

I motivi di questo successo risiedono prevalentemente:

  1. Nella garanzia di restituzione del capitale
  2. Nella possibilità di ottenere un rendimento minimo garantito
  3. Nei vantaggi fiscali

Purtroppo però non è sempre oro tutto quel che luccica.

Prima di poter cantare vittoria è bene entrare nel merito di alcuni aspetti che potrebbero far crollare questi miti.

Come già spiegato nell’articolo introduttivo, le assicurazioni sulla vita (o polizze vita), sono strumenti attraverso i quali, in cambio del pagamento di un premio, un soggetto (il beneficiario) riceve una somma di denaro sotto forma di capitale o di rendita, al verificarsi di un determinato evento legato alla vita dell’assicurato (vita o morte).

Nel corso del tempo questi strumenti si sono poi evoluti e hanno preso sempre di più i connotati di un veicolo di investimento, lasciando per strada gli aspetti di tipo assicurativo.

Vediamo quindi cosa sono le gestioni separate delle polizze vita rivalutabili e quali caratteristiche presentano.

Poi ne analizziamo una insieme, così puoi trarre in autonomia le dovute conclusioni.

COSA SONO LE GESTIONI SEPARATE: CARATTERISTICHE PRINCIPALI

Quando paghi i premi di una polizza sulla vita rivalutabile, la compagnia di assicurazione li fa confluire all’interno di un “fondo separato”.cosa sono le gestioni separate delle polizze vita

Tale “fondo” si chiama, appunto, Gestione Separata.

Questi premi poi, decurtati di una serie di costi detti “caricamenti”, vengono investiti in attività finanziarie, il cui rendimento sarà il risultato su cui si baserà il riscatto della polizza a scadenza.

Ma perché la Compagnia separa questo capitale da quello principale?

Bè, perché in questo modo tutela il patrimonio composto anche dai tuoi premi.

Creando una gestione separata con i premi degli assicurati che sottoscrivono le polizze vita, la Compagnia, automaticamente, protegge queste somme da un suo eventuale fallimento futuro e da possibili ripercussioni negative date da una gestione non efficiente.

Questi soldi, infatti, non possono essere utilizzati per ripianare eventuali perdite di bilancio e non sono più attaccabili da nessun creditore, perché non sono assimilabili al patrimonio della compagnia di assicurazione.

Ma andiamo dritti al sodo.

Ecco l’elenco delle caratteristiche più importanti.

  1. CAPITALE ASSICURATO

Sulla base del premi versati, la Compagnia ti assicura di ricevere un determinato capitale a scadenza, di solito dato dalla rivalutazione ad un rendimento minimo garantito.

  1. RENDIMENTO MINIMO GARANTITO

La rivalutazione del capitale investito in questo tipo di polizze avviene sulla base del rendimento ottenuto dal risultato dell’attività di investimento della gestione separata.

E visto che stiamo parlando di assicurazioni, la Compagnia ti garantisce un tasso minimo sulle somme versate, anche nel caso di scenari negativi.

Attenzione però, perché su questo punto viene fatta una delicata distinzione tra “tasso tecnico” e “rendimento minimo garantito”.

Il tasso tecnico è una % del rendimento minimo garantito che la Compagnia ti anticipa subito, sotto forma di sconto sui premi da versare.

Paghi quindi dei premi inferiori al dovuto.

Poi però, quando è il momento di raccogliere i frutti, se il rendimento della gestione risulta superiore al tasso tecnico, questa % anticipata verrà decurtata dal rendimento minimo che ti viene garantito sulle somme investite.

Prima te li anticipano, poi te li decurtano.

  1. L’ALIQUOTA DI RETROCESSIONE

L’aliquota di retrocessione è la quota di rendimento effettivo che ti viene riconosciuta.

Si, esatto, hai letto bene!

Si parla di quota riconosciuta, in quanto non hai sempre accesso al 100% del rendimento maturato dai tuoi soldi investiti.

  1. PREMIO PURO

Stiamo parlando di polizze sulla vita, ma in verità si tratta più di strumenti di investimento.

Ad ogni modo, queste polizze solitamente integrano diverse prestazioni in un’unica soluzione.

Essendo polizze vita, ad esempio, integrano una copertura per l’evento di premorienza, aggiungendo quindi il relativo costo.

Questo costo si manifesta nel pagamento di un premio a se stante, incluso già all’interno del premio generale.

La quota di premio relativa alla copertura in caso di morte si chiama “premio puro” e non concorre all’ammontare di denaro che viene investito.

Il motivo è che la Compagnia deve accantonare e mettere da parte queste somme, per far fronte all’eventualità che si presenti la situazione che porta al riscatto.

  1. CARICAMENTI

I caricamenti sono degli oneri che servono alla Compagnia principalmente per:

  1. Remunerare la rete distributiva che ha venduto la polizza (banche, promotori, assicuratori ecc…)
  2. Coprire gli oneri di emissione e gestione della polizza

Quasi tutti i costi che hai visto descritti fino ad ora rientrano sotto il grande cappello dei caricamenti, i quali vengono del tutto sottratti dal premio che paghi, senza venire mai investiti.

Quando sono troppo alti, vanno purtroppo a ridurre significativamente il risultato finale dell’investimento.

  1. LIVELLO DI SICUREZZA

L’Organo di Vigilanza del Settore Assicurativo (IVASS), ha stabilito che i patrimoni delle gestioni separate possono essere investiti SOLO in titoli che rispettino l’esigenza di garantire la sicurezza, la redditività e la liquidità degli investimenti.

Francamente non pensavo che ci fosse bisogno di dirlo, comunque meglio saperlo, no?

Questo elemento ci tornerà utile tra poco.

Vuoi però che ti anticipi quali sono questi strumenti che garantiscono sicurezza, redditività e liquidità?

Ma naturalmente i titoli di stato e le obbligazioni con caratteristiche simili.

E qui potrei scrivere un libro sulla loro “capacità di rispettare l’esigenza di garantire la sicurezza ecc…”.

Procediamo.

  1. SOMME IMPIGNORABILI E INSEQUESTRABILI

Tutte le somme versate nelle polizze vita rivalutabili non possono essere pignorate e sequestrate.

Questo è un indubbio vantaggio, anche se vorrei sottolineare che non mi sembra un aspetto rilevante per prendere una decisione di investimento.

  1. SUCCESSIONE ED ASSE EREDITARIO

I premi versati sono esenti dall’imposta di successione e non rientrano all’interno dell’asse ereditario.

Chiedo: lo sai che c’è una franchigia fino ad 1 milione di euro per le somme passate agli eredi?

Perciò, almeno che tu non voglia investire cifre superiori alla franchigia, il discorso fiscale non sta in piedi.

Il secondo punto invece è valido, nel senso che è vero che si possono escludere le somme dall’asse ereditario diretto, ma solo per la quota disponibile, fuori dalla legittima.

Cos’è la legittima?

Si tratta dei diritti che hanno gli eredi sul patrimonio del defunto.

  1. VANTAGGIO FISCALE

Ecco un altro incredibile vantaggio delle polizze vita rivalutabili con gestione separata.

I premi versati sono detraibili al 19%.

Non solo.

Queste polizze rientrano infatti nel circolo privato dei “magnifici 3” (gli altri due sono i conti correnti liberi e i libretti postali) esonerati dal pagamento dell’imposta di bollo (ovvero la patrimoniale mascherata).

Certo, su quest’ultimo punto voglio essere sincero con te.

Non so quanto l’esenzione possa ancora durare.

Ogni tanto questo beneficio viene messo pericolosamente in discussione…

…perciò incrocia pure le dita e godine finchè puoi!

Bene, abbiamo terminato la descrizione delle caratteristiche tipiche di una polizza vita con gestione separata.

E’ arrivato ora il momento di vedere come funzionano le cose nel concreto !

Purtroppo non è tutto oro quel che luccica e devi prestare molta attenzione a ciò che ti viene proposto, entrando nel merito di alcuni aspetti chiave.

Se non lo fai, ti ritroverai con l’idea di aver sottoscritto un contratto che ti promette una cosa, ma te ne restituisce realmente un’altra.

COSA SONO LE GESTIONI SEPARATE: ANALISI DI UNA POLIZZA

Per mostrarti ciò che intendo, voglio analizzare con te nel dettaglio il prospetto di una Polizza Vita, così da darti le giuste coordinate per valutare in autonomia se valga la pena o meno investire i tuoi soldi su questo tipo di strumenti finanziari.

Anche perchè ci sono alcune sorprese che ti aspettano dall’altra parte del tunnel !!!

Cominciamo subito!

GLI OBIETTIVI

Le polizze vita con gestione separata nascono per soddisfare degli obiettivi precisi.

Ecco cosa recita il sito di una nota banca che le propone come forme di gestione del risparmio.

cosa sono le gestioni separate

Come giustamente viene scritto, la Gestione Separata è una Gestione Finanziaria, cioè una forma di investimento, da non confondere quindi con un polizza di copertura pura.

Per Gestione Separata si intende un patrimonio separato da quelli della Compagnia di Assicurazione, in modo tale da tutelarlo nel caso in cui succeda qualcosa alla Compagnia (rischio di default).

Attenzione: non pensare nemmeno per un secondo che le Compagnie di Assicurazioni non possano fallire (leggi qui per approfondire).

Andiamo avanti.

Dove investe i tuoi premi la Compagnia?

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Hai letto bene? Perché questo è un passaggio veramente importante.

Qui si dice che sulla base di disposizioni imposte dall’IVASS, l’Organo di Vigilanza delle Assicurazioni, i patrimoni delle Gestioni Separate vengono investiti prevalentemente in titoli di stato e obbligazioni simili.

Mi sembra un approccio che rientra molto bene nella mission assicurativa di proteggere i propri clienti dai principali rischi finanziari.

Tale concetto viene ribadito poche righe più sotto, quando si parla della diversificazione del portafoglio.

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Qui si dice che il numero di titoli su cui investe la gestione non è facilmente replicabile da un investitore privato

…ok, non è che ho capito bene cosa voglia dire, ma lo prendo per buono.

Sono però contento di vedere che subito sotto ribadiscono anche loro che avere molti titoli in portafoglio non è garanzia di buoni risultati, perché quello che conta è che non ci sia un eccesso di costi che finirebbero per “non coprire” il valore aggiunto creato.

Sono d’accordo al 100%!!!

Il fatto che costi eccessivi uccidano il rendimento di un investimento è un fatto attestato dai dati.

Vediamo quindi se è così anche nel caso di questa specifica Polizza Vita con Gestione Separata.

Apriamo il prospetto informativo e cerchiamo di far luce sulle circa 100 pagine (!!!) che ci troviamo davanti.

LE PROMESSE E LE GARANZIE OFFERTE

Già dai primi paragrafi è presente una frase che è bene ricordare quando si sta valutando se sottoscrivere questo tipo di strumenti.

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Come si vede, è scritto nero su bianco che non tutto il premio versato viene investito negli strumenti contenuti all’interno della gestione separata, in quanto una parte serve per far fronte ai costi del contratto.

Noi lo abbiamo già visto prima, durante la descrizione delle caratteristiche…

Però ti chiedo: lo sapevi? O pensavi che tutto il tuo premio venisse investito?

Continuiamo.

Vediamo quali sono le prestazioni promesse da questa Polizza.

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Ok, visto che stiamo parlando di un investimento, prendiamo in considerazione la prestazione in caso di vita.

Ti viene quindi garantito un capitale minimo, dato dal capitale assicurato, più l’adeguazione data dai rendimenti della Gestione Separata…

al netto dei costi di gestione.

Incrociamo quindi le dita e speriamo che siano bassi per “salvaguardare il valore aggiunto creato”.

E’ però interessante il discorso della garanzia del capitale, non trovi? Lo vogliamo approfondire?

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Ehm…ok….

Quindi, sempre guardando il caso vita, dove recupero il mio investimento alla fine del periodo, il tasso di rendimento minimo garantito è zero?

Ma scusa, non doveva essere uno dei cavalli di battaglia di questo tipo di soluzioni?

Bè, in realtà c’è una perfetta spiegazione al riguardo, ma ne parliamo meglio dopo, quando facciamo le dovute riflessioni.

Adesso sta arrivando la parte interessante, ovvero quella dei costi.

I COSTI

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Hai letto l’ultima riga?

La premessa è molto chiara e inequivocabile.

La riscrivo così non la puoi mai dimenticare: i costi gravanti sui premi e quelli prelevati dalla Gestione Separata riducono l’ammontare delle prestazioni!

Vediamoli finalmente nel dettaglio.

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Bene, se versi premi che stanno sotto i 125.000 € paghi l’1,50% di caricamenti che vengono direttamente decurtati alla fonte.

Ma attenzione, non finisce qui.

Ci sono altri costi legati al risultato finale.

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Al rendimento finale viene prelevato un altro 1,30 %, più un’eventuale componente variabile del 25% su una differenza.

Questa è la classica commissione di gestione a cui vengono dati nomi sempre diversi e che va applicata tutti gli anni sul capitale investito. 

Ma non finisce qui.

Mediamente questo tipo di polizze hanno dei vincoli temporali di investimento.

Non puoi prendere i tuoi soldi in qualsiasi momento.

E se proprio lo vuoi fare (sono sempre i tuoi soldi dopo tutto), devi pagare una penale.

La logica di mantenere un investimento per un determinato periodo è valida.

Far pagare una persona per lo smobilizzo e il recupero dei propri soldi…molto meno.

Vediamo cosa dice questa polizza.

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Ok, prima di un anno non puoi fare proprio nulla.

Dal 2° anno fino al 5° ti prelevano ulteriori macigni.

Ma non ci fermiamo troppo su questo punto.

Abbiamo anche un bel vantaggio fiscale che ci aspetta.

I VANTAGGI FISCALI

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Ok, premi detraibili ed esenzione dall’imposta di successione!

Qui il commento lo abbiamo già visto.

Per quanto riguarda l’imposta di successione c’è una franchigia fino ad 1 milione di euro su cui non si paga proprio nulla, perciò è un’esenzione che vale solo se investi a partire da certe cifre in su.

Ora faccio un favore alle Compagnie di Assicurazione, che non te lo scrivono nemmeno, e ti dico io qual è il vero vantaggio fiscale: l’esenzione dall’imposta di bollo!

Bene, dopo aver visto questo esempio concreto, non ci resta che fare le dovute riflessioni per capire se stiamo parlando di strumenti realmente convenienti o meno.

COSA SONO LE GESTIONI SEPARATE: MA QUINDI CONVENGONO?

A seguito di tutto quello che ti ho mostrato è arrivato il momento di tirare le fila e trarre le dovute conclusioni.

RIFLESSIONE N.1: LA GARANZIA DEL CAPITALE E’ UNA FALSA PROMESSA FINANZIARIA

Cominciamo col dire che, come abbiamo visto, il capitale versato non viene interamente investito nella gestione separata, perché viene prima decurtato dei costosi caricamenti.

Questo significa che la garanzia reale promessa viene fatta su un capitale più basso rispetto a quello che vai effettivamente a versare.

Come si dice, l’importante è saperlo!

Non solo.

Facciamo un semplice ragionamento di educazione finanziaria.

Se io ho 10.000 € di capitale depositati sul mio conto corrente che non rende interessi e che lascio fermi per 10 anni, alla fine del periodo ritroverò ancora intatti tutti i miei soldi, giusto?

Eh no, sbagliato!

Un conto è il valore nominale del mio denaro, un conto è il valore reale.

Dove la vogliamo mettere l’inflazione in tutta questa equazione?

Se anche mi ritrovo intatti i miei 10.000 €, di sicuro non potrò comprarci le stesse cose di 10 anni prima.

Questo vuol dire che garantire il capitale “nominale” è una falsa promessa finanziaria, perché a me interessa mantenere il potere d’acquisto dei miei soldi, non il loro valore numerico-facciale!

RIFLESSIONE N.2: SFATIAMO IL MITO DEL RENDIMENTO MINIMO GARANTITO

Penso sia finalmente arrivato il momento di sfatare il mito del rendimento minimo garantito.

Innanzitutto, il motivo per cui le Compagnie di Assicurazione sono state in grado di garantire tassi minimi di rendimento è perché per anni i tassi di interesse e di rendimento del mercato lo permettevano.

Questo vuol dire che mentre il mercato restituiva rendimenti di un certo livello, c’era spazio per poter fare promesse di livelli minimi raggiungibili.

Ma cosa succede quando questi tassi e questi rendimenti cominciano a scendere e, addirittura vanno sotto lo zero?

Non sarà che poi salta la garanzia e la promessa fatta?

Ecco, in effetti è esattamente quello che è successo.

Ti ricordo che le gestioni separate investono prevalentemente in Titoli di Stato o obbligazioni affini.

Questo significa che, in un regime di mercato dove questi strumenti restituiscono rendimenti bassi o negativi, la differenza deve essere messa direttamente dal capitale della Compagnia di Assicurazione.

Secondo te quanto può durare questa situazione?

Infatti, a rischio di dichiarare default, le compagnie sono corse al riparo e hanno cominciato a smettere di promettere tassi minimi garantiti (come nell’esempio che abbiamo visto).

Non solo.

Visto che hanno in pancia ancora tutte le vecchie polizze già stipulate, si trovano ora nella difficile situazione di dover portare a casa del rendimento, per non vedersi ridurre pericolosamente il proprio patrimonio.

Questo vuol dire che sono costrette a spingere le gestioni separate fuori dal perimetro degli strumenti considerati “sicuri”.

Attenzione, perché assumersi maggiore rischio, non vuol dire automaticamente raccogliere maggiore rendimento, soprattutto nell’immediato.

Questo aspetto, tra l’altro, non va proprio a braccetto con una garanzia di rendimento.

La cosa importante è che tu sia consapevole che:

  • Se continuano ad investire in titoli di stato i rendimenti saranno molto molto bassi.
  • Se investono in strumenti più rischiosi, ti accolli rischi maggiori

Però scusa, non volevi la protezione del capitale?

RIFLESSIONE N.3: PROTEGGERSI HA UN COSTO, A VOLTE TROPPO ALTO

Le assicurazioni ci insegnano che proteggersi ha un costo, dato dal premio che paghi per spostare un rischio sulle spalle di qualcun altro.

Questo va bene, fino a quando il costo non diventa troppo alto, altrimenti “il gioco non vale la candela”, giusto?

Bene, negli investimenti pasti gratis non esistono, perciò se vuoi proteggerti e avere delle “assicurazioni” sui tuoi investimenti, devi pagare un premio.

Abbiamo visto che le gestioni separate non hanno nessuno strumento magico al loro interno.

Per tutelare il tuo patrimonio investono nei soliti titoli di stato che puoi tranquillamente acquistare liberamente anche tu.

Perciò ti chiedo: ma se tanto si tratta degli stessi strumenti che puoi acquistare in autonomia, perché mai pagare un sovrapprezzo fatto di inutili costi e caricamenti?

Aspetta, mi rispondo da solo: perché c’è la garanzia del capitale e del rendimento minimo garantito.

Ok, direi che abbiamo già fatto le dovute riflessioni al riguardo.

Però lo so che questo è un punto delicato e che diventa difficile trarre delle conclusioni se si rimane nel campo della teoria.

Voglio quindi  farti vedere l’impatto che caricamenti eccessivi possono avere sul tuo capitale, per mostrarti che, in certi casi, il costo di una protezione eccede il beneficio che promette.

Prendiamo di nuovo l’esempio della polizza che abbiamo analizzato in precedenza.

I caricamenti dichiarati erano all’1,50%, più un 1,30% sul rendimento finale.

Facciamo che rimaniamo dentro la polizza per tutta la durata, così non paghiamo penali.

E non mi metto nemmeno a calcolare la % di costi variabili sul rendimento…

Viste queste condizioni, abbiamo un totale del 2,80% di costi da dover togliere al rendimento del nostro investimento.

Bene, facciamo allora un paragone tra questa soluzione e una in cui i costi sono un po’ più umani, diciamo l’1%.

Ai fini della simulazione, investiamo un premio iniziale di 5.000 €, con apporti annuali dello stesso importo per 10 anni, che ipotizziamo rendere il 3% annuo.

Nel caso della polizza avremo quindi un tasso di interesse netto da applicare dello 0,20% (3% – 2,80%), mentre nel caso opposto sarà del 2% (3% – 1%).

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La differenza è decisamente significativa.

E ricorda che non ho tenuto conto di altre spese e commissioni varie.

Ma aldilà di tutto, siamo proprio sicuri che i vantaggi fiscali rappresentino ancora una valida motivazione per utilizzare questo tipo di strumenti finanziari?

Direi che dipende molto dai costi applicati, non trovi?

Prima di utilizzare questo strumento devi fare assoluta attenzione al livello dei caricamenti e dei costi da sostenere.

Se sono troppo alti, cerca di negoziare condizioni migliori.

Ricordati sempre che in questo mondo tutto è negoziabile!

COSA SONO LE GESTIONI SEPARATE: CONCLUSIONI

In questo lungo articolo ti ho spiegato cosa sono le gestioni separate delle polizze vita e quali sono le caratteristiche dichiarate e quali invece quelle di cui devi realmente tenere conto.

In definitiva, per scoprirne la convenienza i ragionamenti da fare sono:

  1. Sono polizze di investimento, non di copertura
  2. I caricamenti decurtano il capitale investito
  3. Se i caricamenti sono troppo alti, annullano i vantaggi fiscali
  4. Le garanzie e le protezioni si pagano care
  5. La garanzia sul capitale è una falsa promessa finanziaria
  6. La garanzia di un rendimento minimo è al capolinea

Alla prossima!

20 comments

  1. Ciao Matteo una domanda ma in queste polizze Vita assegnare un beneficiario in caso morte ad esempio è obbligatorio ho facoltativo.
    Grazie

    1. Ciao Riccardo,

      il presupposto di una polizza vita è proprio la copertura di un potenziale danno a favore di un beneficiario.

      Perciò si, anche nel caso di utilizzo di questo tipo di polizze vita, come forma di investimento, devi indicare un beneficiario per l’evento di premorienza o invalidità dell’assicurato (a seconda delle coperture sottoscritte).

      Un saluto!

  2. Ciao scusa l’ignoranza ma gestisco il patrimonio di un interdetto con pensione di invalidità civile.
    Ho investito x lui in polizze vita in gestione separata devo dichiararle al caf al momento della compilazione del Red?
    Grazie mille per la risposta
    Samuele

    1. Ciao Samuele,

      tranquillo, non ti devi scusare.

      Allora, da quello che so, teoricamente nel RED si dovrebbero indicare solo eventuali redditi aggiuntivi.

      Perciò mi viene da dire che il caso di una polizza a gestione separata rientra in questa categoria se viene riscattata o se si presenta il sinistro coperto.

      Però la cosa migliore è contattare un CAF e avere la certezza al 100%.

  3. Premetto che sono un intermediario assicurativo e su questa analisi sono d’ accordo al 50%.
    I caricamenti da lei riportati in questo articolo mi sembrano molto alti rispetto ai prodotti che tratto io, è indubbio che con questo tipo di caricamenti è difficile trarne un guadagno anche nel medio e lungo periodo.
    Anche i rendimenti della gestione separata riportati nell’ articolo mi sembrano inferiori rispetto alla media. I rendimenti delle maggiori compagnie assicurative italiane che vendono questo tipo di prodotti assicurativo/finanziari si aggirano dal 3,8% al 4% annuo lordo e se si calcola di detrarre un caricamento medio del 1,5% per i primi anni dell’ investimento (che poi va a scalare col passare degli anni) il rendimento è comunque un 2,5% “netto”. Più che dignitoso mi sembra.
    Anche la tassazione è vantaggiosa, proprio per il fatto che essendo questo genere di fondi composto principalmente da titoli di stato e obbligazioni e pochissimo da azioni, la tassazione sulla plusvalenza si aggira sul 14-15% e non sul 26%.
    E visto che l’ inflazione non sale, anzi siamo addirittura in deflazione, la svalutazione del potere d’ acquisto del denaro non mi sembra così tragica.
    Lo scopo di questi prodotti è quello di conservare il capitale e di metterlo al riparo dalle oscillazioni del mercato, non di diventare ricchi. Inoltre c’è un capitale aggiuntivo in caso di decesso dell’ assicurato (per questo vengono definite polizze vita).
    Ma se si vuole vedere il bicchiere mezzo vuoto……Ma del resto ognuno porta acqua al suo mulino, no. Saluti.

    1. Ciao e grazie per il commento.

      Ammetto di essere estremamente contento di notare come il mio blog stia facendo emergere tutti i migliori assicuratori d’Italia, in grado di portare a casa risultati eccellenti a costi ridotti o nulli.

      Ottimo!

      Però visto che siamo in argomento, ci tengo a sottolineare che non è per nulla una questione di “portare acqua al proprio mulino”.

      Consulenza indipendente e vendita sono due cose completamente diverse.

      Dal mio lato guardo tutti i “mulini” degli altri e poi decido cosa è meglio in base agli obiettivi di investimento, al profilo di rischio e alle condizioni migliori.

      Capisco però che per chi abbia dei vincoli commerciali (un solo “mulino” a disposizione) possa sembrare così, visto che non ci sono troppe alternative da offrire alle esigenze di gestione del capitale finanziario di un risparmiatore.

      Quando invece non si vendono prodotti, ma si offre consulenza indipendente, si può serenamente dire quando un prodotto è da tenere o da buttare.

      Nel caso specifico lo ripeto nuovamente: esistono delle buone Gestioni Separate in circolazione (mai detto o scritto che sono da evitare).

      Dire che bisogna fare attenzione ai costi e mostrare cosa e dove guardare non significa automaticamente che il prodotto sia da buttare.

      Ecco perchè ho voluto mostrare nell’articolo dove bisogna guardare per capire realmente quanto costa una polizza di questo genere e se ne vale veramente la pena.

      Ma forse si parte prevenuti sull’argomento…

      Sul fronte dei rendimenti poi, vedo che siamo nel campo dell’astrologia.

      Io mi fido solo dei prospetti informativi!

      Anche perchè, come capita molto frequentemente, a parole sembra tutto fantastico, poi basta leggere un paio di righe della sezione “costi” per scoprire che ci sono altre commissioni da applicare (non menzionate) e che fanno scendere notevolmente il risultato finale (per definizione incerto).

      I valori “netti” sono quindi quasi sempre da rivedere.

      Il discorso sulla deflazione poi si commenta da solo (ma seriamente? bah)…

      Così come quello sul “diventare ricchi” vs “proteggersi dalle oscillazioni di mercato”.

      Stupirà molti, ma un vero consulente indipendente è abituato a consigliare le Gestioni Separate in un’ottica di protezione, invece che di crescita del capitale.

      Ma si sa che mostrare certi rendimenti passati (al lordo di costi, commissioni e caricamenti) è un ottimo modo di fare leva sull’immancabile desiderio di guadagno.

      E poi perdonami, ma per capire se il rendimento è dignitoso o meno, bisogna metterlo a confronto col profilo di rischio, non guardando genericamente la %, altrimenti stiamo parlando di tutto e di niente.

  4. Articolo piacevole da leggere ma è stata fatta un’analisi delle Gestioni Separate prendendo in considerazione una tipologia di polizze e quindi molto superficiale e lacunosa. Si fa riferimento all’aliquota di retrocessione ed al trattenuto che però sono due tipologie del riconoscimento del rendimento alternativi un all’altra. Ci sono molte imprecisioni. Per fare un esempio, quando parla dei caricamenti frontali lei parla di “costo annuo del 1,5%” mentre non si tratta di un costo annuo ma bensì di un costo una tantum applicato sul versamento. Se un sottoscrittore effettua un solo versamento non è che paga ogni anno l’1,5%. E’ stata fatta un’analisi prendendo in considerazione un unico prodotto, Bancario tra le altre cose, come se tutti i prodotti in Gs funzionassero in quel modo. La informo che ci sono prodotto in Gs no load (senza caricamenti frontali) con un trattenuto dello 0,60 che hanno dato, negli ultimi 3 anni rendimenti netti del 3%. Un’altra grave imprecisione è l’affermazione relativa al diritto proprio del beneficiario in caso di morte. E’ vero che il beneficiario acquisisce un diritto proprio nella liquidazione di una polizza vita in caso di morte, e che quindi il contraente può designare dei beneficiari anche al di fuori dell’asse ereditario senza essere assoggettato al diritto di famiglia, ma per cortesia si legga bene il codice civile che recita “fatti salvi i premi versati”. E quindi se la polizza va a ledere la quota di legittima, l’erede può rivalersi sui premi versati (non sull’eventuale rivalutazione). Forse avrebbe dovuto documentarsi meglio prima di scrivere un’articolo del genere. Ci sarebbero molte altre imprecisioni ma non ho il tempo di segnalargliele tutte. Saluti.
    Daniele Compagnin

    1. Buongiorno Daniele, grazie per il commento.

      Ho come l’impressione di trovarmi di fronte ad un assicuratore…

      Purtroppo noto con frequenza questo tipo di risposte, in cui l’obiettivo pare essere prevalentemente quello di “screditare” la professionalità di chi cerca di fare luce sulle zone grigie di certi strumenti, invece di raccontare in modo obiettivo come stanno realmente le cose.

      A tal proposito, non ricordo di aver scritto che tutte le Gestioni Separate sono da buttare e da evitare. Potresti per favore ricordarmi dove lo hai letto?

      Direi invece che l’articolo è molto chiaro e indica i punti critici su cui un investitore deve fare attenzione, per evitare di sottoscrivere polizze inefficienti e vedersi ridurre inutilmente il proprio capitale.

      Lo faccio perchè a me interessa che un risparmiatore sia in grado di ragionare con la sua testa sui punti critici che contano per prendere una reale decisione di investimento efficiente e in linea con i suoi veri obiettivi.

      Non pensi che questa sia una cosa positiva per tutta la categoria degli assicuratori professionali e meritevoli?

      In questo modo si esaltano i migliori, ovvero quelli che offrono e propongono i contratti e le polizze di valore, e li si distinguono dai venditori di pentole senza coperchi, non trovi?

      Detto questo, bisogna anche dire che le Polizze Vita con Gestione Separata valide si contano ormai sulle dita di una mano e, in molti casi, non è nemmeno più possibile aderirvi per via dei ragionamenti già descritti nell’articolo, legati ai problemi di garantire un rendimento minimo troppo elevato.

      Un saluto.

  5. Salve, come sono stati calcolati gli interessi negli esempi in tabelle?

    Grazie

    1. Gli interessi sono stati calcolati prendendo un versamento di 1.000 € ogni anno su cui applicare un tasso del 2,5% composto, tutti gli anni.

      Il primo anno si parte con un capitale pari a zero e un primo versamento di 1.000 € su cui maturano i primi interessi.

      Al secondo anno ci sarà un secondo versamento di capitale, oltre agli interessi dell’anno precedente che concorreranno a maturare nuovi interessi.

      E così via per gli anni successivi.

      Si tratta quindi dell’effetto dell’interesse composto che amplifica i frutti dell’investimento nel corso del tempo.

      1. Grazie.

        Intendo la formula, perché non mi trovo coi valori. Non credo di sbagliare il calcolo del 2,5% di 1000 euro che sono 25 euro.

        1. Ah ok, ora ho capito meglio la domanda.

          Il calcolo che fai è giusto, ma il motivo per cui non ti torna è che nella tabella la base di calcolo è 360 giorni, invece di 365.

          Se fosse 365 sarebbe appunto di 25 € il 1° anno.

          Anche se il concetto non cambia, potrei comunque cambiare la tabella e metterla con base di calcolo a 365, così è più chiaro e si evitano questi “misunderstanding“.

          Grazie per il contributo!

          1. Grazie, ma continuo a non capire.

            Quel tasso lo calcoli giornaliero?

            Prendimi pure per scemo, ma io cerco una formula e le ipotesi che fai, perché, se no, non capisco il metodo.

            Scusami per la pesantezza.

            1. In questo caso specifico il tasso è calcolato annualmente, su un deposito fisso e ricorrente, a cadenza annuale, con base 360 giorni.

              Ma aldilà del calcolo, il punto della tabella rimane dimostrare il ragionamento sottostante.

              Per tutto il resto ci sono le calcolatrici.

              Io uso spesso questa: http://www.dossier.net/utilities/interessecomposto/

              1. Grazie

  6. Articolo fatto molto male….ci sono polizze(anzi c’erano) che non avevano nessun costo di entrata e di uscita e solo rendita (variabile)…Non si puo’ leggere sta roba

    1. Andrea, il fatto stesso che parli al passato non fa altro che confermare i dati e le informazioni che ho spiegato nell’articolo.

      Aggiungo inoltre che là fuori è pieno di siti e persone che sono pronte a confermare le tue idee su questo strumento e ad accoglierti a braccia aperte (per prendere i caricamenti…si capisce), perciò stai tranquillo, non mi offendo…

  7. Che discorsi a pera… uno dei tanti che ha “solo lui” la ricetta per l’investimento corretto (e te la vende nel suo libercolo) 😉
    NON ESISTE UN INVESTIMENTO PERFETTO, e le polizze vita a capitale garantito sono uno dei tanti strumenti adeguati, per una parte del capitale, e per un determinato orizzonte temporale.
    Non sono tutte uguali, e non sono tutte il demonio. Ma perchè mai un povero cristo dovrebbe venire QUI DA TE a comprare un librettino per IMPARARE AD INVESTIRE??

    1. Filippo, che non esista l’investimento perfetto siamo d’accordo.

      Che certe polizze vita a capitale rivalutabile, vendute anche come prodotto assicurativo, siano un buon investimento proprio no!

      Nell’E-Book GRATUITO spiego come si fa una corretta Pianificazione Finanziaria, che è un metodo propedeutico al processo di investimento.
      Non ci sono soluzioni panacea, né riferimenti ad investimenti perfetti.

      Ma forse dovrei metterlo a pagamento, per alzare ulteriormente la barriera all’ingresso e scoraggiare gli scettici e coloro che hanno dei pregiudizi.

      Io nell’articolo ho mostrato dati e numeri basati su fonti ufficiali e sull’analisi di molte polizze, spesso presentatemi da persone che mi chiedevano un aiuto per capire cosa gli avevano proposto o venduto.

      A differenza di molti, anche se ho un’idea cerco prima di smentirla, andando a verificare se è reale o solo frutto di un pregiudizio (o peggio per sentito dire), per non cadere in quello che si chiama “bias da conferma”, in cui una persona si convince di una verità e cerca solo i segnali che gliela confermino.
      Purtroppo, nonostante gli sforzi, certe polizze vita rivalutabili non mi hanno smentito.

      Se però tu hai dei dati diversi mostrali pure.
      Sono aperto a trovare finalmente la smentita che cerco da tempo.

      Tu la tua opinione come te la sei fatta? Vuoi condividere qualche numero?

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