Cosa sono i fondi pensione aperti: conviene davvero aderire?

cosa sono i fondi pensione aperti

Quando si parla di fondi pensione aperti la prima domanda che si fanno tutti è: ma cosa sono?

In realtà, leggendo questo articolo, te ne verranno delle altre, più precise e adeguate, come:

  1. Perché dovrei preferirli ai fondi pensione chiusi?
  2. Qual è la reale convenienza?
  3. Vedi la domanda sopra….

Questo è il 3° articolo della mini-serie sulla previdenza complementare.

Gli altri episodi sono:

Ma vediamo adesso di approfondire la seconda grande opzione a tua disposizione: I Fondi Pensione Aperti.

CARATTERISTICHE PRINCIPALI

cosa sono i fondi pensione chiusi

I Fondi Pensione Aperti sono Fondi Comuni di Investimento gestiti da una Società di Gestione del Risparmio (SGR), un Istituto di Credito, una Società di Intermediazione Mobiliare (SIM) o una Compagnia di Assicurazione.

L’adesione è completamente libera e puoi accedervi qualsiasi sia la tua condizione lavorativa (dipendente, autonomo, libero professionista).

Addirittura puoi sottoscriverli anche se non hai un’occupazione al momento dell’adesione.

Parteciparvi è quindi un’azione volontaria, motivo per cui vengono definiti “Aperti”.

Per aderire hai due opzioni:

  • La forma individuale: significa una cosa molto importante, ovvero che puoi decidere di contribuire anche senza depositare il tuo TFR. I tuoi contributi saranno quindi un importo che definisci autonomamente e liberamente in fase di sottoscrizione.
  • La forma collettiva: in questo caso contribuisci con il TFR e hai la possibilità di usufruire anche del contributo del datore di lavoro. Dipende però se è previsto negli accordi contrattuali della tua azienda (perciò questo aspetto non vale per tutti).

ATTENZIONE: se sei un dipendente pubblico non puoi aderire in forma collettiva e non puoi trasferire il tuo TFR a questa soluzione di previdenza complementare.

Puoi solo partecipare in forma individuale (tranquillo/a, anche io mi sto facendo la tua stessa domanda….ma perché???).

In realtà esiste anche una soluzione in cui puoi accordarti con il tuo datore di lavoro e ricevere lo stesso il suo contributo…ma capisci anche tu che è più una situazione teorica che pratica.

Come per i fondi pensione chiusi, al momento di definire il tipo di investimento dei tuoi contributi, ti troverai davanti almeno 3 opzioni, una conservativa, una media e una aggressiva.

Queste opzioni si chiamano “comparti”.

Scegliere il giusto comparto significa capire qual è la propria propensione al rischio.

Ricordati che la decisione di aderire ad un Fondo Pensione Aperto è irreversibile.

Se invece decidi di tenere il TFR in azienda, puoi cambiare idea e aderire ad un Fondo quando lo ritieni più opportuno (se leggi fino in fondo avrai una buona idea di cosa fare).

Puoi anche decidere di inserire un famigliare all’interno di un fondo pensione aperto (moglie/marito o figli), purchè sia fiscalmente a carico.

Al momento di andare in pensione avrai a disposizione sempre le due opzioni:

  1. Ricevere il capitale accumulato in un’unica soluzione
  2. Ricevere una rendita mensile

Entro i primi due anni hai anche la possibilità di cambiare fondo, qualora non ti trovassi bene con quello prescelto.

Dovrai però sostenere dei costi, differenti e descritti nel contratto.

Mi stai seguendo? Tutto chiaro il funzionamento dei fondi pensione aperti? Bene, andiamo avanti.

Ora vediamo di seguire lo schema con le 6 variabili, impostato nella guida generale.

1) Importo da raggiungere, 2) orizzonte temporale e 3) livello di contribuzione sono di fatto uguali per tutte le grandi opzioni a tua disposizione, quindi ci concentriamo sulle altre 3.

4) IL RISPARMIO FISCALE

Così come per i fondi chiusi, uno dei vantaggi più grandi dell’utilizzo dei fondi pensione aperti è il risparmio fiscale.

Le regole sono uguali, ovvero hai la possibilità di guadagnare con:

  1. Deducibilità sui contributi versati
  2. Tassazione sulla pensione percepita

Deducibilità sui contributi versati

Ogni anno puoi dedurre dalle tasse (cioè abbassare il tuo reddito imponibile) l’importo totale dei contributi versati, fino ad un massimo di 5.164 €.

Tassazione sulla pensione percepita

Ebbene si, quando percepisci la pensione (rendita o capitale), dovrai pagare altre tasse.

Considerato che la legge equipara il rendimento derivante dai fondi pensione ad una rendita finanziaria (ed effettivamente lo è), la tassazione dovrebbe essere al 20%.

Per incentivare le persone a sfruttare questa opzione, il legislatore ha portato la tassazione al 15%.

Questo numero però può essere ulteriormente abbassato.

Come? Molto semplice.

Dopo 15 anni di contribuzione al Fondo, ogni anno successivo ti viene decurtato uno 0,30%, fino al limite massimo di risparmio del 6% (6% diviso 0,30% = 20 anni di contribuzione ulteriore).

Perciò, se rimani fedele al Fondo per 35 anni (15 iniziali + 20 successivi) la tassazione finale sarà del 9% (15% – 6% = 9%).

Come puoi notare, l’incentivo fiscale aumenta con il passare degli anni di aderenza al fondo.

Quindi il livello di anzianità influisce pesantemente sulla tua scelta di aderire o meno perché, se parti presto, avrai molti più vantaggi rispetto a chi entra a metà della propria carriera professionale.

5) L’INCIDENZA DEI COSTI

La COVIP (Commissione di VIgilanza sui fondi Pensione) indica un parametro per confrontare i costi dei Fondi Pensione Aperti, l’ISC (Indicatore sintetico di costo), che puoi trovare su tutti i fogli informativi.

ATTENZIONE: L’ISC non tiene in considerazione i costi impliciti (ricordi? quelli che non si vedono).

Se vuoi approfondire questo argomento leggi l’articolo “Le commissioni sui fondi comuni di investimento: come i costi uccidono il rendimento“.

I costi dei fondi pensione aperti sono mediamente più elevati rispetto ai fondi pensione chiusi e il motivo è che devono remunerare tutti i soggetti coinvolti, ovvero la struttura di vendita e quelli che gestiscono i fondi stessi (SGR, SIM ecc…).

Ultima nota. Ricordati che i costi fissi sono quelli che pesano proporzionalmente più di tutti.

Se tu versi 150 € al mese e paghi una commissione fissa di 15 €, stai sostenendo un costo del 10%…direi che partiamo male.

La strada per recuperare e guadagnare è molto in salita.

6) L’ACCESSO AL CAPITALE

L’accesso al capitale prima del tempo è uguale ai fondi chiusi e si divide in due possibilità.

  1. Anticipo parziale
  2. Riscatto al 100%

Anticipo parziale

Esiste una lista di casi particolari in cui è possibile richiedere anticipatamente una parte dei soldi allocati al fondo pensione.

Vediamola insieme:

  1. Anticipo del 75% per ristrutturazione o acquisto della casa per se o per i propri figli. Questa possibilità può avvenire solo dopo i primi 8 anni.
  2. Anticipo del 75% per spese mediche per se o per i famigliari, anche prima degli 8 anni.
  3. Anticipo del 50% in caso di cassa integrazione o mobilità. Si può accedere anche in caso di disoccupazione, ma solo tra i 12 e i 48 mesi di non lavoro. Non prima e non dopo.
  4. Anticipo del 30% senza giustificazioni particolari, ma non prima dell’8 anno di contribuzione

Riscatto al 100%

Vi sono alcuni casi particolari in cui è possibile recuperare tutti i soldi accantonati prima del tempo:

  1. Disoccupazione da più di 4 anni
  2. Perdita della capacità lavorativa per invalidità permanente ad oltre 1/3.
  3. Il riscatto verrà effettuato dagli eredi.
  4. Cambio lavoro e quindi categoria, ma solo a fronte di una tassa specifica

ATTENZIONE: se riscatti per motivi sanitari valgono le regole fiscali descritte sopra, ovvero paghi una tassa del 15% meno lo 0,30% per ogni anno di contribuzione superiore al 15°. 

Se invece riscatti in una delle altre categorie, paghi il 23% fisso.

ATTENZIONE 2: il riscatto totale non si può avere nei 5 anni precedenti alla pensione.

Qui si tratta di accedere alla “prestazione pensionistica anticipata”.

Ora che abbiamo visto cosa sono i fondi pensione aperti, vediamo alcuni casi particolari e quando conviene aderire.

CASI PARTICOLARI

cosa sono i fondi pensione chiusi

Cosa succede se perdo il lavoro?

L’impatto sul tuo fondo pensione sarà nullo.

Puoi continuare a mantenere la tua iscrizione anche in assenza di contribuzione, o puoi contribuire volontariamente se hai delle risorse da parte.

Riprenderai a contribuire una volta trovata una nuova occupazione.

Cosa succede se cambio lavoro?

Nulla.

I Fondi aperti non sono legati alla tua categoria di appartenenza, come invece succede per i fondi chiusi.

Continuerai a contribuire normalmente.

La clausola di Garanzia del Capitale

Uno dei cavalli di battaglia dei fondi pensione aperti sono i comparti a capitale garantito.

ATTENZIONE: Questa GARANZIA NON E’GRATIS. Il costo per sostenerla è spesso elevato.

Infatti, per potervi restituire il capitale investito, il gestore del fondo sarà costretto ad utilizzare strumenti a bassissimo rischio e, in alcuni casi, a portare a casa dei rendimenti negativi.

Mi spiego con un esempio.

Se tu investi 100.000 € in 30 anni e il fondo ti restituisce esattamente 100.000 €, ha garantito il tuo capitale, ma ti ha fatto perdere tantissimi soldi in termini di interessi mancati.

Non hai neanche coperto l’inflazione, quindi, di fatto, hai perso soldi (soprattutto su un orizzonte temporale così lungo).

Consiglio: se vuoi il capitale garantito non investire in un fondo pensione chiuso a lungo termine.

Lo stesso risultato lo puoi ottenere da solo con strumenti a basso rischio, senza pagare fior fiore di commissioni al gestore del fondo.

QUANDO CONVIENE ADERIRE AI FONDI PENSIONE APERTI?

Eccoci finalmente arrivati al punto cruciale.

Quando ti chiedi se conviene aderire ad un fondo pensione aperto devi sempre valutare tutti gli aspetti rivelanti.

Nello specifico devi verificare che i costi non siano eccessivi e non vadano a distruggere il valore eventualmente creato.

A questo bisogna aggiungere una forte differenza rispetto ai fondi pensione chiusi, cioè il contributo del datore di lavoro.

Spesso assente, si può avere solo in determinate forme, cosa che, di fatto, riduce l’appetibilità del fondo pensione aperto.

E’ anche vero che se sei un libero professionista o un imprenditore, quest’ultimo fattore non è rilevante per prendere la tua decisione finale.

Infatti, l’adesione ad un fondo pensione aperto è spesso utilizzata solo per ottenere il famoso vantaggio fiscale dato dalla deducibilità dei contributi versati.

Su questo punto ci tengo a sottolineare che seppur si tratti di una pratica corretta, la reale validità dell’operazione dipende sempre anche da altri fattori.

Prevalentemente gli aspetti da considerare rimangono sempre la presenza di costi ridotti ed efficienti, oltre ad una selezione di strumenti finanziari adeguati all’obiettivo di investimento.

Quando mancano queste caratteristiche, il vantaggio fiscale diventa una variabile inutile per prendere la decisione finale di adesione.

Ok, siamo arrivati in fondo anche alla descrizione di questa opzione.

Se vuoi scoprire le altre puoi leggere i seguenti articoli:

Non lasciare che siano gli altri a decidere per te.

Prendi il controllo del tuo denaro.

a presto

Matteo

10 comments

  1. Quali potrebbero essere le alternative ad i fondi pensionistici? Effettuare investimenti individuali (in titoli di stato, obbligazioni o azioni a seconda del profilo di rischio) implica comunque che un fondo di investimento o una banca gestisca il tuo investimento, con i relativi costi; in quali circostanze si rende conveniente rispetto ad un fondo pensione?

    1. Ciao Francesco, fino a quando certi fondi pensione aperti manterranno questa pesante struttura di costi e di inefficienze, conviene sempre costruirsi una valida alternativa per integrare la propria pensione.

      La migliore soluzione da adottare è creare un portafoglio di investimento in autonomia.

      Per fare ciò, oltre alle opzioni che citi (banche e intermediari vari), esiste in realtà la possibilità di usufruire di un consulente finanziario indipendente.

      La chiave per uscire dalla morsa del conflitto di interessi (con relativi prodotti scadenti e costosi) è proprio il fattore di indipendenza nella costruzione e nella gestione della migliore soluzione di investimento possibile.

      Non avendo nessun vincolo commerciale, il consulente indipendente ha la flessibilità di selezionare e consigliare solo gli strumenti finanziari più efficienti (cioè senza costi eccessivi e nascosti), oltre che meglio performanti (anche a fronte dell’assenza delle agevolazioni fiscali).

      Inoltre, costruendo un portafoglio di investimento autonomo, ottieni il vantaggio della flessibilità di poter accedere liberamente al tuo capitale in qualsiasi momento.

      Se vuoi approfondire puoi leggere questi due articoli:

      https://www.mypecunia.com/come-investire-100000-euro/

      https://www.mypecunia.com/pensione-integrativa/

      a presto!

      1. Ciao Matteo, da consulente finanziario con mandato trovo il tuo blog un utile strumento di educazione finanziaria per i risparmiatori e per gli investitori, tuttavia da attore sul campo che giornalmente cerca di dare il massimo per i propri clienti devo esprimere la mia perplessità su 3 concetti che vengono evidenziati in questa tua risposta ma che sono anche il filo conduttore in tutti quasi tutti gli articoli, e sono che: 1 in linea di massima il fai da te non ha costi e non ha più rischi della consulenza, 2 i consulenti finanziari legati a una rete bancaria siano una banda (perdonami la forzatura) di ladruncoli dal colletto bianco attenti solo al profitto e 3 che con la consulenza indipendente si esca dal conflitto di interessi. Per quanto riguarda il primo punto bisogna sempre tenere presente che per il fai da te è indispensabile avere delle solide conoscenze di base di finanza e finanza comportamentale a cui si deve aggiungere la necessità di monitoraggio, tutto questo ha un costo che si chiama TEMPO e ha senza dubbio valore, la mancanza di uno di questi elementi può provocare danni potenzialmente maggiori di qualsiasi costo. Il secondo e il terzo punto sono intrecciati tra loro e non è mia intenzione fare l’avvocato difensore di un sistema che ha le sue criticità e le sue colpe e sembra non voler imparare dai propri errori ma è doveroso ribadire che la consulenza è un servizio e va equamente e adeguatamente retribuito. La modalità di retribuzione è disciplinata dalla legge e in entrambi i casi è il cliente a pagare o direttamente al consulente attraverso una parcella nel caso degli indipendenti, o attraverso i famigerati costi nell’altro caso. Trattandosi di una prestazione si servizio dietro compenso entrambi non sono esenti da conflitti di interesse e il problema è piuttosto la quantificazione di un compenso onesto in relazione alla qualità del servizio offerto, questo però è frutto della propria etica personale e professionale che ognuno si porta dietro indipendentemente dalla sezione dell’albo a cui risulta iscritto.

        1. Ciao Massimo, permettimi di dissentire con il tuo commento.

          Innanzitutto “banda di ladruncoli” è un epiteto dispregiativo che usi e interpreti tu.

          Salvo i casi di risparmio tradito evidenziati dalle sentenze definitive, io non definisco in questo modo il lavoro dei consulenti abilitati all’offerta fuori sede.

          Detto questo, la precisazione che fai sul bisogno di remunerare equamente la professionalità e il lavoro di consulenza è ridondante, in quanto è proprio il messaggio che cerco di mandare con tutti i miei articoli.

          Infatti, quello che cerco di dire è proprio che “bisogna dare una giusta remunerazione all’intermediario”, evitando quindi i salassi e gli eccessi troppo spesso presenti nei prodotti inefficienti “consigliati” (venduti?).

          Da questo punto di vista è palese che le strutture di costi costruite all’interno di una serie di prodotti decisamente inefficienti vada esattamente nella direzione opposta a quanto dichiari, perciò la vera domanda è: ma qual è la remunerazione corretta per un consulente finanziario?

          E a monte di questa domanda me ne viene in mente un’altra: ma l’investitore ha i parametri per riuscire a definire cosa è considerato “caro” e cosa è invece considerato “corretto”?

          Qui fortunatamente la Mifid 2 ci viene incontro, obbligando finalmente gli intermediari finanziari a dichiarare in modo esplicito la vera struttura di costi, comprese le commissioni di retrocessione che riceve la rete di vendita.

          Ecco che quindi viene reso più trasparente il vero modello di business e gli interessi in campo, oltre al fatto che l’investitore può quindi decidere da solo se tali costi sono adeguati o meno.

          Dire che “la quantificazione di un compenso onesto è frutto della propria etica personale e professionale che ognuno si porta dietro” è come ridurre ad una mera “questione morale” ciò che dovrebbe invece essere la norma.

          Inoltre aggiungo che non ho mai detto o insinuato che un investitore non professionista possa svolgere un’attività di “fai da te” senza costi e senza rischi.

          Anzi, sono io il primo a dire su tutti i miei canali che per ottenere un risultato ottimale ci si deve affidare ad un consulente esperto, preparato e soprattutto indipendente.

          Ribadisco però che il fattore di indipendenza è proprio quello che risolve il tedioso conflitto di interessi, perchè è l’unico modo per poter offrire consigli realmente disinteressati, in quanto la remunerazione non è basata sulla retrocessione di commissioni sui prodotti venduti, ma su una parcella diretta e trasparente.

          Mi stona quindi parecchio il tentativo di buttare nello stesso calderone due figure che sono decisamente diverse per natura e per obiettivi.

  2. Buongiorno Matteo, circa 15 anni fa ho sottoscritto un Fondo pensione aperto, per i primi 6 anni ho versato l’importo massimo valido per la deducibilità, totale quindi circa 30.000 €, poi mi sono fermato con i versamenti. Quello che vorrei capire è se quando parli di continuità dopo i primi 15 anni, per ottenere il vantaggio fiscale, intendi continuità di versamenti ovvero io che li ho sospesi, ma comunque sono rimasti nel fondo, posso ottenere lo stesso il vantaggio fiscale quando maturerò il titolo per riscattare quanto versato?
    Voglio aggiungere che ho trovato molto utile, e altrettanto chiaro, l’articolo.

    1. Buongiorno Marco, mi fa molto piacere che l’articolo ti sia stato utile.

      Per quanto riguarda la tua domanda, la sospensione dei versamenti non interrompe la tua partecipazione al Fondo Pensione perciò, anche se non contribuisci più, continui comunque a maturare anni utili per accedere al vantaggio fiscale.

      Ovviamente, se non lo hai già fatto, ti conviene trovare una forma alternativa di integrazione della pensione.

      Se non versi più si tratta comunque di un problema che ti resta da risolvere.

      A presto!

  3. Salve,
    cosa succede in caso di invalidità o decesso della persona che ha aperto il fondo?

    1. Salve Nicolò,

      in caso di decesso della persona che partecipava al fondo, hanno diritto al riscatto dei contributi gli eredi o i beneficiari indicati nel momento dell’adesione.

      Se non ci sono eredi o beneficiari i soldi rimangono nel fondo o vengono devoluti a finalità sociali.

      Per quanto riguarda invece l’invalidità, si può riscattare in alcuni casi particolari, come ad esempio se l’invalidità riduce la capacità di lavorare a meno di 1/3 e se mancano più di 5 anni alla pensione.

      Sono riuscito a fare più chiarezza?

  4. Articolo del tutto inutile, sembra fatto da un agente di un fondo pensione aperto contro i fondi pensioni chiusi.
    L’autore di questo articolo non scrive affatto invece dei rischi maggiori dei fondi pensioni aperti, quasi mai garantiti e inoltre spesso con costi maggiori ai fondi pensioni chiusi.
    L’autore poteva scrivere qualcosa invece di interessante sulle mancate tutele, sulle mancate garanzie, sul capitale che il lavoratore potrebbe trovarsi alla fine pure decurtato per i costi maggiori dei rendimenti. in quanto spesso ci troviamo di fronte a costi davvero altissimi e sconvenienti in assoluto.
    Poteva inoltre concludere dicendo che la trovata della previdenza complementare obbligatoria altro non è che una gran beffa e rapina per il lavoratore, perchè se per caso i mercati finanziari, azionari cadono in un periodo nero, il lavoratore anzichè trovarsi il suo capitale + il rendimento, si troverà addirittura a conti fatti ad aver sostenuto soltanto dei costi e nessun profitto, nessuna convenienza.

    1. Caro Patrizio, MA HAI LETTO L’ARTICOLO?

      Non solo…MA HAI LETTO IL TITOLO DELL’ARTICOLO?

      Dopo aver scritto un lungo paragrafo finale dove stronco i Fondi Aperti, mi vieni a dire che “…sembra fatto da un agente di un fondo pensione aperto…”.

      Per non parlare del fatto che tutte le cose che scrivi sono le stesse critiche che descrivo anche io nei vari articoli della serie.

      Devo dire che la superficialità con cui persone come te “leggono” (si fa per dire) questo tipo di contenuti mi lascia basito e rappresenta un problema molto molto serio.

      Chi segue questo Blog è gente seria, perciò se questa è l’attenzione che poni a questi argomenti, puoi tranquillamente andare a cercare le tue informazioni da un’altra parte.

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