Come diventare trader: intervista ad un professionista. Parte 1

come diventare trader

Intervista per il Blog MyPecunia ad Andrea Piovesana, professionista della finanza e della gestione del risparmio.

Ho conosciuto Andrea ad Hong Kong, dove lavora attualmente per Intesa Sanpaolo, nel team di Project & Acquisition Finance di Intesa Sanpaolo SpA.

Tra le sue esperienze lavorative passate troviamo quella di Analista Equity del settore Oil & Gas e quella di Multi-Asset Strategist per Generali Investments Sgr. Ed è proprio sulla base di queste due esperienze, maturate per il colosso delle assicurazioni italiane, che ho deciso di intervistarlo per i lettori di MyPecunia.

Nell’intervista che ha gentilmente rilasciato per questo Blog, Andrea spiega cosa l’ha portato a scegliere questa professione, cosa significa avere una passione per il trading e quali sono i segreti del mestiere.

L’intervista è divisa in 3 parti.

Nella Parte 2: “Cosa serve per essere un trader di successo”, Andrea approfondisce il ruolo della Finanza Comportamentale nel trading, oltre ad alcune tecniche particolari.

Nella Parte 3 dell’intervista, Andrea offre poi utili consigli e qualche “chicca” e racconta nel concreto come diventare trader.

Parte 1: Come nasce un trader

Matteo: Ciao Andrea, grazie per la disponibilità a rilasciare un’intervista per MyPecunia. Perché non cominci raccontandoci cosa ti ha spinto a scegliere di lavorare nel mondo della gestione del risparmio e cosa hai fatto per raggiungere questo obiettivo?

Andrea: Si, volentieri. Diciamo che ho sempre avuto la passione per il mondo degli investimenti. A 18 anni appena compiuti sono corso in Banca e ho aperto il mio primo deposito titoli per fare trading. Ricordo ancora il primo trade che ho fatto, l’acquisto di un’obbligazione della Korean Development Bank in USD, perché al tempo volevo sfruttare i tassi di interesse americani che erano molto più alti di quelli europei.

In seguito, durante le scuole, ho studiato parecchio la materia. Ricordo che leggevo Milano Finanza, le Guide del Sole24Ore (ne usciva una a settimana sui vari prodotti finanziari) e in sostanza tutto ciò che mi capitava a tiro sull’argomento.

Quando è stato il momento di iscriversi all’Università, ho scelto Economia e Finanza a Venezia e, mentre aumentavo il livello delle mie competenze tecniche, piano piano facevo crescere il livello di sofisticazione delle piattaforme che utilizzavo e dei trade che eseguivo.

Mi sono formato come coloro che vengono definiti “trader fondamentali”, non ho mai operato come uno “scalper”, investitori che effettuano trade con altissima frequenza e si basano molto sull’analisi tecnica.

Questo è solo l’inizio di ciò che serve sapere su come diventare trader.

Matteo: Ok, puoi spiegarmi meglio in cosa consiste essere un “trader fondamentale”?

Andrea: Significa che la mia attività di trading si basa sui “fondamentali”, cioè sui numeri macroeconomici, i megatrends strutturali e i bilanci aziendali. Ciò mi permette di avere un orizzonte strategico di lungo periodo su cui operare, in cui posso cogliere le varie opportunità che il mercato offre. Non sono quindi costretto a rimanere attaccato davanti al monitor tutto il giorno. Un esempio di megatrend strutturale che seguo da vicino è l’invecchiamento a ritmo elevato della popolazione nipponica, che mi porta ad inserire nel mio portafoglio alcuni titoli dei settori healthcare in Giappone, oppure la crescente voglia di viaggiare il mondo delle nuove generazioni cinesi, che mi porta a valutare di acquistare titoli delle compagnie aeree cinesi.

Matteo: Interessante, e come effettui i tuoi ragionamenti dopo aver analizzato un megatrend?

Andrea: Di base attuo una o più strategie di lungo periodo, su cui effettuo i miei investimenti principali. All’interno di questa strategia generale, inserisco poi delle mini-strategie di breve periodo, per sfruttare eventuali opportunità che si possano presentare sul mercato, cioè quando il mercato è alterato (in gergo fa “overshooting”). Questi ultimi si chiamano trade tattici. Ad esempio, se ritengo dalle mie analisi che il mercato stia sovrastimando la domanda di petrolio o il prezzo sia salito per fattori temporanei, allora lo vendo (in gergo lo “shorto”, prendo una “posizione corta”). In pratica significa che vendo tale titolo oggi che ha un prezzo alto, perché domani sarà più basso e voglio guadagnare sulla differenza

Sui trade di breve periodo, tattici, non investo molti soldi. La maggior parte dell’investimento va sui trade strategici, di lungo periodo. Per intenderci, la proporzione è 80-20 a favore degli strategici di lungo periodo.

Io prendo 10 posizioni nel portafoglio. Di queste, 8 su 10 riguardano trade strategici (lungo periodo) e 2 su 10 sono trade tattici (breve periodo).

Matteo: Chiaro. Tu hai una visione di lungo periodo, e costruisci il tuo portafoglio di conseguenza. Poi però tieni una parte minore dei tuoi soldi da poter investire nel breve periodo, sulle “occasioni” che si possono presentare. E come gestisci le eventuali perdite?

Andrea: Quando fai trading, la cosa importante è capire quando vinci e quando perdi. Un trader di successo vince quando 6 posizioni su 10 vanno bene. Non è necessario guadagnare su tutte le posizioni.

Matteo: Quindi metti in conto anche delle perdite?

Andrea: Certo! Se non sei preparato ad assumerle, il trading non fa per te. Proprio per questo motivo lavoro con uno strumento molto utile, la “stop loss”. Si tratta di un modo con il quale definisco io, a priori, quanto sono disposto potenzialmente a perdere. Se faccio bene i miei calcoli, tutto ciò non risulta essere un problema. Se il trade va male, perdi solo la parte che hai già messo in conto.

Vedi, fare trading non è pura scommessa da roulette al casinò. In quel caso tu vai totalmente contro la statistica e il calcolo delle probabilità, non puoi scappare.

Il mercato invece ha, secondo la mia opinione, dei margini di prevedibilità attraverso l’analisi fondamentale inclusiva dello studio dei megatrends.

Matteo: Quindi tu poni una visione diversa da ciò che viene generalmente definito. Siamo stati sempre abituati a sentire che il mercato non si può prevedere e per investire adeguatamente devi mettere in conto calcoli statistici e scenari probabilistici per provare ad intuirne l’andamento e infine devi diversificare per proteggerti dalle oscillazioni del mercato e dai rischi imprevisti di subire perdite. Non è più così?

Andrea: Quello che intendo dire è che tu puoi capire come si sta muovendo il mercato se riesci a capire quali sono i suoi driver, ossia le variabili che lo fanno muovere.

In questo caso, per fare le tue scelte, ti trovi ad avere la parte statistica, basata sulla storicità dei movimenti passati, più una serie di informazioni aggiuntive che possono alterare il percorso tracciato dalla statistica. Sono queste informazioni che possono creare il tuo guadagno (in gergo “expected gain”), cioè il guadagno che prevedi di raggiungere.

Matteo: E come fai a capire quali sono le informazioni rilevanti?

Andrea: Per capire quali sono le variabili che muovono il mercato, chiaramente devi avere esperienza, devi aver studiato tanto e conoscere benissimo gli strumenti e il settore sul quale stai investendo. E poi c’è il fattore “timing”, che è quella variabile importantissima che ti mostra quando e’ il momento giusto per comprare.

Poi, in realtà, puoi guadagnare anche se fai un trade nel momento non ottimale, ma chiaramente se lo fai quando il mercato è in “overshooting” guadagni molto di più.

La cosa piu’ importante e’ che non bisogna mai farsi prendere dal panico e vendere sui minimi oppure farsi prendere dall’euforia e comprare sui massimi.

Riguardo a quello che ci hanno sempre raccontato, il problema è che la statistica ha cercato di “formularizzare” il mercato con delle ipotesi molte volte sbagliate.

Matteo: Ok, quindi tu dici: sono stati creati modelli matematici per cercare di prevedere il mercato e governarlo. Peccato che questi modelli siano basati su degli assunti rigidi che, alla prova dei fatti, offrono risultati non aderenti con la realtà. E soprattutto le variabili da tenere sotto controllo sono tante, forse troppe contemporaneamente.

Andrea: Si esatto. Anche le formule matematiche più in voga, come il Modello di Black & Scholes, sono vittime di questi fenomeni. Il punto è che si basano su dei postulati inamovibili che però non sono validi nel confronto con la realtà dei fatti.

Noi dobbiamo vedere i movimenti del mercato come il risultato di decisioni e azioni umane.

Per questo motivo, non essendo noi delle macchine, le nostre azioni sono guidate anche dalle emozioni. Quindi, tante volte, ciò che vediamo sul mercato è il risultato dell’emotività umana. Se tu riesci a cogliere la parte emotiva del mercato, riesci a migliorare nettamente le tue strategie d’investimento.

C’è una branca intera della finanza che si occupa di questo, la Finanza Comportamentale.

Fine della Parte 1.

Nella Parte 2: “Cosa serve per essere un trader di successo”, Andrea racconta il ruolo della Finanza Comportamentale nel Trading e approfondisce ulteriori tecniche su come diventare trader.

Per qualsiasi domanda, puoi trovare Andrea Piovesana sul suo profilo LinkedIn

 

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