Come diventare trader: Intervista ad un professionista. Parte 2

come diventare trader

Riprendiamo l’intervista su come diventare trader ad Andrea Piovesana, professionista della finanza e della gestione del risparmio.

Se l’hai persa, puoi trovare la Parte 1: Come nasce un trader cliccando qui.

PARTE 2: Cosa serve per essere un trader di successo

Matteo: Andrea, nella prima parte dell’intervista hai descritto il percorso che hai fatto per diventare un trader professionista  Hai concluso dicendo che la Finanza Comportamentale gioca un ruolo molto importante nel modo in cui gestisci i tuoi investimenti, perché influenza l’andamento dei mercati. Tutto questo è molto interessante, ho affrontato questo tema in diversi articoli di questo Blog e consiglio sempre la lettura di alcuni libri di uno dei suoi massimi esponenti, nonché vincitore del premio Nobel per l’Economia, Robert J.Shiller.

Nei suoi libri più famosi Spiriti animali. Come la natura umana può salvare l’economia e Irrational Exuberance, vengono spiegate benissimo le dinamiche emotive ed umane in rapporto ai movimenti dei mercati finanziari. Quindi, come ci si comporta di fronte a questo aspetto?

Andrea: Devi prendere una posizione contraria al mercato “emotivo”.

Facciamo un esempio. Hai la tua visione dell’andamento del mercato basata sulle notizie che hai acquisito e ricevuto, perché magari hai l’amico sul desk di Londra che ti ha dato la sua opinione, oppure hai letto un report dettagliato, un paper accademico o l’articolo di un giornale specializzato. Così facendo ti formi un’idea. Poi guardi il mercato e vedi che, sulla base delle tue ipotesi, si sta muovendo (in gergo sta prezzando) una probabilità più alta che si presenti tale scenario. A quel punto prendi la posizione.

Matteo: E se ti sei sbagliato? Se hai fatto delle ipotesi non corrette?

Andrea: Ok, torniamo un momento al discorso delle 10 posizioni. Perché alcune vanno male? Perché si presentano dei fattori e delle variabili che vanno contro la tua visione. Non è un discorso di avere delle informazioni sbagliate. Si tratta di capire che una volta presa la tua posizione sul mercato poi, in un secondo momento, subentrano fattori nuovi, che muovono il mercato in una direzione diversa, e tu ormai eri dentro al trade.

Una persona con esperienza e competenze, difficilmente fa un errore di valutazione.

Chi sa quello che sta facendo, pesa bene le sue posizioni e distribuisce il rischio sui vari trade, mette in conto delle perdite (il discorso dei 6 trade vincenti su 10) e cerca di eliminare il più possibile il famoso rischio specifico, quello compreso all’interno di ogni singolo titolo.

Come lo fai? Con la diversificazione.

Matteo: Si’, ho affrontato anche il tema della diversificazione in un precedente articolo. Un punto molto importante da capire bene per non incorrere in falsi miti ed errori. Tornando a noi, quindi? Staresti dicendo che il trading è una cosa per esperti, che non fa per i privati?

Andrea: Se sei un investitore privato lanciarsi nell’investimento sulle singole azioni è altamente rischioso, perché non puoi avere la stessa capacita’ di analisi delle informazioni che hanno gli investitori professionali. Cio’ significa che anche se hai accesso alle stesse informazioni perché sono tutte pubbliche, l’investitore professionale, in più rispetto al privato, ha la capacità di interpretarle e di “capire” il mercato.

Ad esempio, se la società Total SA riporta i numeri del suo bilancio al pubblico, l’investitore professionale, con le sue capacità, è in grado di fare quello che in gergo si definisce un “educated guess”, ovvero di cercare di prevedere come saranno i numeri del bilancio della sua concorrente nello stesso settore (ad esempio ENI SpA), anche se questi ultimi dati non sono ancora usciti.

Non sto parlando di “insider trading” che è un reato, ma mi riferisco al fatto di avere delle competenze tecniche elevate e un profondo livello di penetrazione e conoscenza del settore e dei soggetti che ne fanno parte. In termine tecnico si chiama “read-across”, ovvero lettura-incrociata.

Questo è possibile perché il professionista, l’analista, conosce il settore e osserva le società tutto il giorno.

Matteo: Mi pare di intuire che stai parlando delle tue esperienze lavorative passate?

Andrea: Si, per capirci, quando ho fatto l’Analista Oil & Gas per Generali Investments SgR, al mio arrivo sul desk di trading ho ricevuto un librone di 2.000 pagine che descriveva il settore, i principali player del mercato e le variabili che lo muovevano. L’ho dovuto studiare tutto nei minimi particolari.

Chi fa un altro lavoro non ha tempo di dare questo livello di attenzione al mercato, figuriamoci ad una singola società. La capacità di sintesi e analisi dell’investitore privato sarà quindi ridotta. Tra l’altro, leggere le notizie rilevanti sui principali organi d’informazione, come il telegiornale o la stampa generalista, significa che tale notizia è già vecchia, dal punto di vista dei prezzi sul mercato. I prezzi incorporano le informazioni, e gli investitori si posizionano istantaneamente da momento in cui ogni notizia diviene pubblica.

Inoltre, se sei un investitore istituzionale, puoi immaginare come si muoveranno anche gli altri investitori istituzionali, conoscendoli da vicino, compresa la loro avversione al rischio.

Considerato che il mercato lo muovono principalmente gli Investitori Istituzionali, in genere, prevedere come questi si comporteranno di fronte ad un particolare scenario aiuta sicuramente ad attuare una buona strategia d’investimento.

Questo aspetto è fondamentale se vuoi capire come diventare trader.

Matteo: Ma quindi i mercati si muovono anche per questioni “tecniche”, in base al livello di esposizione? Poco fa parlavi del fattore “emotività” come variabile condizionante.

Andrea: Valgono entrambe le cose. Sia i fattori emotivi che quelli tecnici.

Considera che, dopo l’effetto Lehman Brothers, è aumentata notevolmente l’attenzione sui rischi di mercato, perciò i Risk Manager degli investitori istituzionali, coloro che definiscono le politiche di esposizione, di fronte ad uno scenario di rischio, adottano ulteriori strategie di controllo, rispetto al passato.

Fine della Parte 2.

Puoi leggere anche la Parte 1: “Come nasce un trader”.

Nella terza ed ultima parte Andrea offre indicazioni e consigli pratici per coloro che vogliono cominciare a fare trading.

Per qualsiasi domanda, puoi trovare Andrea Piovesana sul suo profilo LinkedIn.

Rimani sempre aggiornato, iscriviti alla Newsletter.

Lascia un commento